ritrovare se stessi

Rifugiati dentro te,
chiudi tutte le periferiche,
abbassa le palpebre,
“torno fra mezz’ora”,
che poi è palesemente
un ci vediamo a qualcuno
che chissà se rivedremo.

Entra nel tuo io,
cerca te stesso, lì.
Cerca il passato,
resta connesso
al presente però,
crea un futuro,
probabile, possibile,
silenzialo, pensa
a quali odori
potrebbero avere
le foglie nate
da quest’albero.

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statistiche.

In aereo,
avrò incrociato mia moglie
almeno un milione di volte.

mattino fondente.

Quando mi sento solo
mangio cioccolato fondente.

Perché è scuro,
come gli occhi di mamma,
di mio fratello ed i capelli
che papà non ha più.

è rincuorante,
perché non fa ingrassare,
ma è amaro, perché alla fine
è tutta una bugia.
Dolce, ma sempre una bugia.

Sono settimane,
dovrei riattaccare
le tendine, di nuovo,
ma faccio finta di niente.

È così bella.
La luce del mattino.

quando torni a casa

L’aria è calda anche d’inverno,
fa nulla che tu sia al sud o al nord,
è casa tua, è calda, come
una sciarpa abbraccia il collo,
la neve s’appoggia ai tetti,
come il camino illumina la stanza,
un sorriso dagli zigomi rossi.

Senti di appartenere a quei luoghi,
perché conosci a memoria le vie,
perché ricordi il colore delle piastrelle,
l’odore dei fiori o le siepi inutili,
il suono di quando calpesti l’asfalto.

È casa tua,
casa è ciò che ti fa sentire bene,
casa è chi ti fa stare meglio,
casa è dove scegli di vivere per sempre.

nonni.

A volte vorrei solo
sentire ancora l’odore
della mattina,
quando tornato da lavoro
avevi avuto un pensiero per me.

A volte vorrei soltanto ascoltare
per l’ennesima volta la tua voce
raccontarmi quelle storie,
sempre uguali, sempre le stesse,
e ridere come fosse la prima volta.

A volte, spesse volte, vi penso.
Mi mancate.

fa notte tardi qui, sarà il freddo.

Fa notte più tardi qui,
Hahn è un paesino cabrio,
col cielo aperto,
nel verde dei boschi,
col faro dell’aeroporto
di fronte casa
che mi lascia sveglio

Il sorriso di chi vive qui
lascia un po’ a desiderare.

Sarà il freddo.

i bambini, i nostri maestri.

C’è silenzio qui
nella casa al mare,
sono più di vent’anni
che la conosco.
Ci vengo, quasi,
ogni estate e pure
qualche fine settimana.

Riposo e il silenzio
mi fa sentire il cuore,
batte anche il letto,
lo sento.
Fa caldo adesso, qui,
il ventilatore mi soffia via,
le zanzare dalle gambe.

Bisognerebbe tornare sempre
dove si è stati bene,
ma di più,
dove si è stati bambini.
Fa bene sentire e vedere,
dove hai battuto la testa,
hai sbucciato le ginocchia,
hai rotto la catena della bici,
hai baciato tua madre
scarabocchiato di gelato.

I bambini sono i nostri maestri,
nessun dubbio,
da loro dovremmo imparare.
Di nuovo da lì,
dovremmo partire.
Chiedono senza paura,
si ribellano senza timore,
espongono le loro idee,
ottengono i loro profitti,
combattono battaglie
senza lamenti.

Anche solo per farla nel vasino.

Riposo ed il silenzio
mi fa sentire il cuore,
batte anche il letto,
lo sento.
Sento di essere ritornato lì,
almeno per oggi.

Bisognerebbe tornare sempre
dove si è stati bambini.
Fa bene sentire e vedere,
dove hai battuto la testa, perchè
è lì che abbiamo iniziato,
a creare vincoli,
indebolire le difese,
avere paura di un’altra caduta.