meccanismi medicinali

un giorno remoto,
spero di far parte,
di quelle tue sequenze,
pellicole cinematografiche,
successione di fotogrammi,
fatti di comportamenti.

mi migliori le giornate,
le nostre mani corazzate,
fai lo stesso coi momenti,
rendi belli anche quelli lenti,
dimentico di quelli brutti
sulle tue spalle come frutti.

un giorno remoto,
spero seppur in parte,
di essere un ingranaggio
del tuo modo di pensare,
ragionare e di dire le cose
in un alfabeto segreto.

lenisci le ferite,
io il foro, tu la vite,
guarisci dai dolori,
dipendenza, i tuoi vapori,
tienimi stretto, qui,

sordo, sentivo nulla, ora sì.

anatomie.

Labirinti di arterie,
viaggiano veloci
flussi endovenosi,
venticello ossigenante,
un’aria fresca, tanto,
intricato che mi perdo,
coperto da un manto,
io volontario lì mi perdo,
cancello le impronte
per tornare indietro,
cancello chi c’è stato,
di chi c’è stato prima,
chi ha calpestato
per prima la via.

Intricato intorno al collo
piovra che s’attacca,
un labirinto senza muri,
dov’è quasi ovvio
chiamarlo casa,
dov’è bello restare,
dov’è naturale perdersi,
dov’è quasi scontato
sentirsi accolti.

le tue braccia.

please, smile again.

Cielo bianco acceso,
scuro nelle piegature,
nuvole in tinta unita,
sembra un gelataio,
il freddo che fa.

Lo stesso che penso
di creare a limite esterno
della pelle contro l’aria,
l’acqua, i fluidi circostanti.

Lo stesso che si scioglie,
che gocciola a terra
e mi fa da ombra,
quando leggi quel che penso,
quando rubi quel che dico,
prima ancora che
mi venga in mente,
quando sento risuonare
poi nei tuoi zigomi,
nei seni paranasali,
e nelle orecchie,
i tuoi sorrisi.