meccanismi medicinali

un giorno remoto,
spero di far parte,
di quelle tue sequenze,
pellicole cinematografiche,
successione di fotogrammi,
fatti di comportamenti.

mi migliori le giornate,
le nostre mani corazzate,
fai lo stesso coi momenti,
rendi belli anche quelli lenti,
dimentico di quelli brutti
sulle tue spalle come frutti.

un giorno remoto,
spero seppur in parte,
di essere un ingranaggio
del tuo modo di pensare,
ragionare e di dire le cose
in un alfabeto segreto.

lenisci le ferite,
io il foro, tu la vite,
guarisci dai dolori,
dipendenza, i tuoi vapori,
tienimi stretto, qui,

sordo, sentivo nulla, ora sì.

lui o lei, che ci muove.

È notte fonda,
talmente fonda
che è quasi mattina.

Li vedo dormire,
l’una accanto all’altro,
non c’è nulla
di sbagliato,
dormono,
l’una accanto all’altro,
una simbiosi immane,
come se i due
fossero coordinati
anche nei movimenti
notturni involontari,
come se sincronizzati
dessero spazio
l’una accanto all’altro
senza forzature,
senza strappi.

È notte fonda,
talmente fonda
che faccio colazione.
Ho slittato l’inizio
di quest’oggi ad ora.

E li vedo dormire,
e ci penso,
e penso a cosa,
chi o come
si possa tenere
sincronizzati
due orologi,
in maniera così precisa.