la sera, dove vivo.

Luci dei lampioni,
prima arancio,
ora mi accompagnano
con un’atmosfera
a risparmio energetico.

Qualche pipistrello
di chioma in chioma,
ed il silenzio,
la pizzeria chiusa.

Passa a salutarmi
qualche anabbagliante
di fretta.

È umido, fa caldissimo.

La sera dove vivo,
il cielo promette
bel tempo per domani,
chiude gli occhi,
è stanco, ma sereno.

Mi sorridi da lontano,
o comunque spero tu lo faccia
presto, rivedendomi.

Per me è soleggiato
anche solo così.

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in punta di piedi.

Una strada buia mi accompagna,
dei catarifrangenti profilano
i suoi fianchi e mi guidano.
Stasera, gli anabbaglianti
non dando il loro meglio.

Avrei voluto abbracciarti
fino a sentirti respirare,
sul mio collo, per sentire,
fino a sentire, il tuo.

Siamo come siamo,
e vorrei lo fossimo assieme,
improbabile ed innaturale,
a me piace pensarci,
ma subito torno sulla terra.

Vorrei guardarti negli occhi
fisso e vedere le tue reazioni,
quello che pensi, di solito,
lo si legge da lì dentro.

Vorrei vedere ancora
le tue impronte in giro.

mesto.

Esprimere la tristezza non è poi così facile, ci ho provato a parole e a pennelli:

vortice di eventi che ti abbassano la serotonina e ti fanno sembrare tutto come se avessi gli occhiali da sole di notte.

overthinking.

Scala mobile in salita
che passa per i piani
senza scendere,
passando da un luogo
all’altro senza tregua,
guarda solo le vetrine,
ci entra con lo sguardo,
si prova i vestiti e pensa
come potrebbe starmi,
come quando pensa a come
sarebbe potuta andare
una cosa o l’altra,
se fosse accaduto
una qualcosa o un’altra,
un multisala nella testa,
con film iperattivi,
a scene interattive,
finali sempre diversi
paranoie restano uguali,
potrei continuare per ore,
poi il sonno mi prende,
la mano la stringe,
abbassa le saracinesche,
e continua ad occhi chiusi,
modalità incognito,
finché non sonnambulo,
una radiolina sempre accesa.

|foto fatta da me|