mesto.

Esprimere la tristezza non è poi così facile, ci ho provato a parole e a pennelli:

vortice di eventi che ti abbassano la serotonina e ti fanno sembrare tutto come se avessi gli occhiali da sole di notte.

dovevo nascere prima.

Vorrei ritornare a farti
ancora le serenate,
vederti sul balcone, e
ritornare a quei tempi
dove la semplicità
era la ricchezza,
dove ti venivo a prendere in vespa,
saltare la scuola
e andare al mare,
la sera, telefonarti
dalla cabina rossa con la scheda
e vergognosamente,
incappare in tuo padre
e chiedergli se fossi in casa,
imbucarmi alle feste a casa,
solo per vederti e parlarti.

c’è bisogno di valori puliti,
concreti, cartacei, materici,
che forse possono solo
in testa a me, e vabbè
di qualcun’altro,
situazioni irripetibili,
visioni in bianco e nero
di televisori enormi,
così come gli occhiali,
i telefoni cellulari,
le fantasie sulla carta da parati,
paraurti dei Maggioloni
e le macchine fotografiche.

come un imbianchino. (ita/eng)

D’allora ad oggi sono un altro,
come se m’avessi
dipinto addosso
i tuoi colori,
come se m’avessi
colorato addosso
una tinta unita,
una tinta unica che
però con gradienti,
sfumature, un solo colore
fuori dallo spettro del visibile.

D’allora in poi sono un altro,
non sono più compatibile,
come se m’avessi
dipinto dentro, indelebile,
tinteggiato le pareti interne,
vernice, rullo e pennello,
prima erano pareti nere,
fuori dallo spettro del bello.

______________________________

like a house painter

From that time to now
I’m someone else
as you painted on me
your colours,
as you coloured on me
an unique plain dye,
with gradients,
shades, only one colour
out of visible spectrum.

From that time
no more compatible,
as you painted in me,
permanently,
coloured my interior walls,
paint, roller and brush,
before black walls, now
out of beauty spectrum.

quando torni a casa

L’aria è calda anche d’inverno,
fa nulla che tu sia al sud o al nord,
è casa tua, è calda, come
una sciarpa abbraccia il collo,
la neve s’appoggia ai tetti,
come il camino illumina la stanza,
un sorriso dagli zigomi rossi.

Senti di appartenere a quei luoghi,
perché conosci a memoria le vie,
perché ricordi il colore delle piastrelle,
l’odore dei fiori o le siepi inutili,
il suono di quando calpesti l’asfalto.

È casa tua,
casa è ciò che ti fa sentire bene,
casa è chi ti fa stare meglio,
casa è dove scegli di vivere per sempre.

ho scritto una cartolina.

Ho scritto e mandato una cartolina,
si, invio ancora lettere a volte,
solo alle persone importanti.

Una cartolina col francobollo,
una lettera, scritta a mano,
è come se chi la invia stesse lì.
Se solo pensassimo che per scriverla
ci ha poggiato le mani,
le dita, ora non più,
ma prima anche la saliva,
e qualcuno, ancora, il rossetto.

Ho inviato una cartolina,
la mia famiglia è lontana,
Bergamo è bella
e ci vivrei anche,
l’accento è divertente,
le persone cordiali,
insomma, si.

Sarà retrò, ma l’ho fatto.
Le mail servono per lavoro,
la carta serve per l’amore.

nonni.

A volte vorrei solo
sentire ancora l’odore
della mattina,
quando tornato da lavoro
avevi avuto un pensiero per me.

A volte vorrei soltanto ascoltare
per l’ennesima volta la tua voce
raccontarmi quelle storie,
sempre uguali, sempre le stesse,
e ridere come fosse la prima volta.

A volte, spesse volte, vi penso.
Mi mancate.