la sera, dove vivo.

Luci dei lampioni,
prima arancio,
ora mi accompagnano
con un’atmosfera
a risparmio energetico.

Qualche pipistrello
di chioma in chioma,
ed il silenzio,
la pizzeria chiusa.

Passa a salutarmi
qualche anabbagliante
di fretta.

È umido, fa caldissimo.

La sera dove vivo,
il cielo promette
bel tempo per domani,
chiude gli occhi,
è stanco, ma sereno.

Mi sorridi da lontano,
o comunque spero tu lo faccia
presto, rivedendomi.

Per me è soleggiato
anche solo così.

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in punta di piedi.

Una strada buia mi accompagna,
dei catarifrangenti profilano
i suoi fianchi e mi guidano.
Stasera, gli anabbaglianti
non dando il loro meglio.

Avrei voluto abbracciarti
fino a sentirti respirare,
sul mio collo, per sentire,
fino a sentire, il tuo.

Siamo come siamo,
e vorrei lo fossimo assieme,
improbabile ed innaturale,
a me piace pensarci,
ma subito torno sulla terra.

Vorrei guardarti negli occhi
fisso e vedere le tue reazioni,
quello che pensi, di solito,
lo si legge da lì dentro.

Vorrei vedere ancora
le tue impronte in giro.

mesto.

Esprimere la tristezza non è poi così facile, ci ho provato a parole e a pennelli:

vortice di eventi che ti abbassano la serotonina e ti fanno sembrare tutto come se avessi gli occhiali da sole di notte.

pensaci tu. tu che mi guardi.

sarei davvero felice se davanti a questa immagine spendeste 1 minuto e commentaste con la vostra interpretazione del dipinto, con la prima cosa che vi viene in mente.

il quadro si intitola Pensaci tu ed è stato dipinto a questo proposito, il lettore ne dà un’anima ed un’interpretazione.

grazie

dovevo nascere prima.

Vorrei ritornare a farti
ancora le serenate,
vederti sul balcone, e
ritornare a quei tempi
dove la semplicità
era la ricchezza,
dove ti venivo a prendere in vespa,
saltare la scuola
e andare al mare,
la sera, telefonarti
dalla cabina rossa con la scheda
e vergognosamente,
incappare in tuo padre
e chiedergli se fossi in casa,
imbucarmi alle feste a casa,
solo per vederti e parlarti.

c’è bisogno di valori puliti,
concreti, cartacei, materici,
che forse possono solo
in testa a me, e vabbè
di qualcun’altro,
situazioni irripetibili,
visioni in bianco e nero
di televisori enormi,
così come gli occhiali,
i telefoni cellulari,
le fantasie sulla carta da parati,
paraurti dei Maggioloni
e le macchine fotografiche.

come un imbianchino. (ita/eng)

D’allora ad oggi sono un altro,
come se m’avessi
dipinto addosso
i tuoi colori,
come se m’avessi
colorato addosso
una tinta unita,
una tinta unica che
però con gradienti,
sfumature, un solo colore
fuori dallo spettro del visibile.

D’allora in poi sono un altro,
non sono più compatibile,
come se m’avessi
dipinto dentro, indelebile,
tinteggiato le pareti interne,
vernice, rullo e pennello,
prima erano pareti nere,
fuori dallo spettro del bello.

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like a house painter

From that time to now
I’m someone else
as you painted on me
your colours,
as you coloured on me
an unique plain dye,
with gradients,
shades, only one colour
out of visible spectrum.

From that time
no more compatible,
as you painted in me,
permanently,
coloured my interior walls,
paint, roller and brush,
before black walls, now
out of beauty spectrum.

overthinking.

Scala mobile in salita
che passa per i piani
senza scendere,
passando da un luogo
all’altro senza tregua,
guarda solo le vetrine,
ci entra con lo sguardo,
si prova i vestiti e pensa
come potrebbe starmi,
come quando pensa a come
sarebbe potuta andare
una cosa o l’altra,
se fosse accaduto
una qualcosa o un’altra,
un multisala nella testa,
con film iperattivi,
a scene interattive,
finali sempre diversi
paranoie restano uguali,
potrei continuare per ore,
poi il sonno mi prende,
la mano la stringe,
abbassa le saracinesche,
e continua ad occhi chiusi,
modalità incognito,
finché non sonnambulo,
una radiolina sempre accesa.

|foto fatta da me|