giardino liquido.

Vorrei un giardino liquido
per farmi scivolare tutto addosso,
sbloccare le valvole e rilasciare tutto,
cascare tutto a terra,
perdermi tra le setole
di un’erbetta sintetica,
olio di rugiada la mattina presto,
odore di plastica,
gomma morbida,
ruscelli di sorrisi
in un Eden personale,
un bosco diagonale,
una radura parallela
ad un mondo parallelo.

il quadro è mio

Giardino Liquido, 50×50, manopole dell’acqua (per intenderci) su acrilico e tempera su tela.

qui al Nord.

Poca luce, ora,
Bergamo non paga le bollette,
o per lo meno non in tempo,
ha poche ore di luce,
poche ma buone,
l’autunno è arrivato
qui al Nord, piove,
di passaggio qui
Milano ci accoglie
e ci lascia bene,
col sorriso aperto
e lo sguardo spento
di una Napoli per bene,
persino chi ci abita lo è,
un cielo ghiaccio,
a tinta con la barba,
le iridi e l’interno miocardico,
braccia di archi sui ponti,
che mi acceca gli occhi,
nuvole che si mescolano
col vento tutte assieme,
un’autostrada senza corsie,
un’enorme distesa innevata
un campo incerto intonacato
che si guarda dal basso,
picchia leggera,
un cronometro in terzine,
sulle finestre dei palazzi,
chissà quante nevi e piogge
avranno visto loro.
chissà quante.

in piazza.

Alla fine ho preso quel bus,
rischiando il linciaggio
da me stesso, ed ora
che sono qua con te
mi mancherebbe l’aria
a toglierla a te,
ti lascio le bombole,
goditi il fondale, e guarda
quello che di più profondo
ho nascosto, scopri
quello che di più profondo
ho celato; realizza per
quello che di più nascosto
e celato, quanta
luce nuova hai dato.

mesto.

Esprimere la tristezza non è poi così facile, ci ho provato a parole e a pennelli:

vortice di eventi che ti abbassano la serotonina e ti fanno sembrare tutto come se avessi gli occhiali da sole di notte.