mattino fondente.

Quando mi sento solo
mangio cioccolato fondente.

Perché è scuro,
come gli occhi di mamma,
di mio fratello ed i capelli
che papà non ha più.

è rincuorante,
perché non fa ingrassare,
ma è amaro, perché alla fine
è tutta una bugia.
Dolce, ma sempre una bugia.

Sono settimane,
dovrei riattaccare
le tendine, di nuovo,
ma faccio finta di niente.

È così bella.
La luce del mattino.

quando torni a casa

L’aria è calda anche d’inverno,
fa nulla che tu sia al sud o al nord,
è casa tua, è calda, come
una sciarpa abbraccia il collo,
la neve s’appoggia ai tetti,
come il camino illumina la stanza,
un sorriso dagli zigomi rossi.

Senti di appartenere a quei luoghi,
perché conosci a memoria le vie,
perché ricordi il colore delle piastrelle,
l’odore dei fiori o le siepi inutili,
il suono di quando calpesti l’asfalto.

È casa tua,
casa è ciò che ti fa sentire bene,
casa è chi ti fa stare meglio,
casa è dove scegli di vivere per sempre.

nonni.

A volte vorrei solo
sentire ancora l’odore
della mattina,
quando tornato da lavoro
avevi avuto un pensiero per me.

A volte vorrei soltanto ascoltare
per l’ennesima volta la tua voce
raccontarmi quelle storie,
sempre uguali, sempre le stesse,
e ridere come fosse la prima volta.

A volte, spesse volte, vi penso.
Mi mancate.

disegni.

Le scie degli aerei,
qui, disegnano
un reticolo, un tris,
col sole che va via
e la luna al campanello.

Inizia a far freddo,
le mani come rametti,
ormai secchi restano lì.

Le scie degli aerei,
ora e qui, disegnano,
un po’ come facevo io,
la luna al campanello,
qualcuno ha aperto,
arriva la sera e
fa ancora molto freddo.

e te dove sei?

|ma non è questa l’immagine giusta|

fa notte tardi qui, sarà il freddo.

Fa notte più tardi qui,
Hahn è un paesino cabrio,
col cielo aperto,
nel verde dei boschi,
col faro dell’aeroporto
di fronte casa
che mi lascia sveglio

Il sorriso di chi vive qui
lascia un po’ a desiderare.

Sarà il freddo.

un cappotto rosso.

Come uno specchio,
quand’è grigio, resto grigio,
quando c’è rosso, resto rosso.

Come uno specchio
rifletto quel che posso,
rifletto su quel che posso.

Come uno specchio
purtroppo anch’io mi rompo
ed è inutile racimolare i pezzi.

Come una vetrina,
sono quello che metto in vista
trasparente e vuoto alle volte.

Se piove mi bagno,
è naturale, è da tutti,
ma quello che ho dentro
è visto sotto una luce diversa.
Qualcuno s’appoggia, indica,
giudica e lascia l’impronta.

Lei col cappotto rosso
nel bianco e nero della folla
mi ordina, mi fa splendere,
è una vita che lo fa.