la sera, dove vivo.

Luci dei lampioni,
prima arancio,
ora mi accompagnano
con un’atmosfera
a risparmio energetico.

Qualche pipistrello
di chioma in chioma,
ed il silenzio,
la pizzeria chiusa.

Passa a salutarmi
qualche anabbagliante
di fretta.

È umido, fa caldissimo.

La sera dove vivo,
il cielo promette
bel tempo per domani,
chiude gli occhi,
è stanco, ma sereno.

Mi sorridi da lontano,
o comunque spero tu lo faccia
presto, rivedendomi.

Per me è soleggiato
anche solo così.

in piazza.

Alla fine ho preso quel bus,
rischiando il linciaggio
da me stesso, ed ora
che sono qua con te
mi mancherebbe l’aria
a toglierla a te,
ti lascio le bombole,
goditi il fondale, e guarda
quello che di più profondo
ho nascosto, scopri
quello che di più profondo
ho celato; realizza per
quello che di più nascosto
e celato, quanta
luce nuova hai dato.

pensaci tu. tu che mi guardi.

sarei davvero felice se davanti a questa immagine spendeste 1 minuto e commentaste con la vostra interpretazione del dipinto, con la prima cosa che vi viene in mente.

il quadro si intitola Pensaci tu ed è stato dipinto a questo proposito, il lettore ne dà un’anima ed un’interpretazione.

grazie

mattino fondente.

Quando mi sento solo
mangio cioccolato fondente.

Perché è scuro,
come gli occhi di mamma,
di mio fratello ed i capelli
che papà non ha più.

è rincuorante,
perché non fa ingrassare,
ma è amaro, perché alla fine
è tutta una bugia.
Dolce, ma sempre una bugia.

Sono settimane,
dovrei riattaccare
le tendine, di nuovo,
ma faccio finta di niente.

È così bella.
La luce del mattino.

quando torni a casa

L’aria è calda anche d’inverno,
fa nulla che tu sia al sud o al nord,
è casa tua, è calda, come
una sciarpa abbraccia il collo,
la neve s’appoggia ai tetti,
come il camino illumina la stanza,
un sorriso dagli zigomi rossi.

Senti di appartenere a quei luoghi,
perché conosci a memoria le vie,
perché ricordi il colore delle piastrelle,
l’odore dei fiori o le siepi inutili,
il suono di quando calpesti l’asfalto.

È casa tua,
casa è ciò che ti fa sentire bene,
casa è chi ti fa stare meglio,
casa è dove scegli di vivere per sempre.

ho scritto una cartolina.

Ho scritto e mandato una cartolina,
si, invio ancora lettere a volte,
solo alle persone importanti.

Una cartolina col francobollo,
una lettera, scritta a mano,
è come se chi la invia stesse lì.
Se solo pensassimo che per scriverla
ci ha poggiato le mani,
le dita, ora non più,
ma prima anche la saliva,
e qualcuno, ancora, il rossetto.

Ho inviato una cartolina,
la mia famiglia è lontana,
Bergamo è bella
e ci vivrei anche,
l’accento è divertente,
le persone cordiali,
insomma, si.

Sarà retrò, ma l’ho fatto.
Le mail servono per lavoro,
la carta serve per l’amore.

domeniche.

Settembre è bello che iniziato,
qui a Francoforte.

Il tempo è fresco,
la mattina un respiro ampio
ossigena tutte le tubature,
il pomeriggio se c’è il sole pieno
si sta come in spiaggia,
la sera ci vuole il caminetto.

Un bel po’in periferia, sono
nel mezzo dei boschi,
la calma ed il silenzio
fanno da sfondo,
colonna sonora e sipario.

|sonntags|

se tu fossi qui.

Se dovessi stare ancora
ad ascoltarti per ore
seduto sulle sedie scomode
di quel bar lì.
Lo farei.

Una piscina di aperitivo
che non si svuotava mai.

Se dovessi ancora stare
ad ascoltare quello che
la tua testa riflette
come un proiettore
dai tuoi occhi e vedere
i film che produce,
lo farei.

Sarebbe da Oscar.

Se dovessi camminare
sotto la pioggia, ancora,
per vederti sorridere
e alzare gli occhi al cielo
per una mia battuta squallida.
si, lo stesso.

Siamo lontani,
qui piove; e si,
se potessi farti vedere
la natura che ho intorno,
ti piacerebbe di sicuro.

grazie vita.

Per tutto,
per qualunque cosa
mi riservi e che gia m’hai dato,
per le risate, i sorrisi,
le avventure,
gli amici,
le chiacchiere,
i bar, i caffè,
le serate insieme,
le corse in macchina,
il vento in faccia,
il blu del cielo,
i lampioni arancio,
la cena in famiglia,
l’odore dell’asfalto fradicio,
le pattinate,
la bici con mio fratello,
per gli occhi bassi quando
curioso, ci guardo dentro,
per il natale e le feste comandate,
la domenica mattina,
per il sonno che non ho,
eppure sono stanco e scrivo,
per la bellezza,
gli studi,
i tramonti,
le strade piene di buche,
la sveglia mattutina,
il caffellatte,
la musica,
la fiducia, persa,
ripersa e poi ripresa,
per il tram, la metro,
i biglietti,
le virgole mancate
in un discorso,
i punti messi troppo presto,
(o troppo tardi)
per le passeggiate,
le sciarpe, i cappelli,
l’inverno,
la neve, le nuvole
e la pioggia,
con ombrelli colorati,
la sabbia,
il sesso,
l’amore,
le delusioni,
i parcheggi, il tram..

ma grazie, perché?
Perché
è più facile volere,
è più semplice chiedere,
che accettare e volere
quello che già c’è.