quando i tuoi angoli fanno male.

la tua leggerezza mi fa male.

Il bianco della pelle,
ancora dipinto,
tela, tesa tra i miei
timori, tremori,
come chiodi conficcati
nel mio profilo laterale
di una cornice nascosta,
lasciando fuori poco,
la faccia di una medaglia,
mai vinta, per giunta.

La tua leggerezza mi fa male,
la tua profondità mi inquieta,
la tua forma interna,
incompatibile con la mia
fa fare testa e muro,
ostacolo invalicabile
ma pur sempre necessario.

Resti dentro, tele dappertutto,
resti, che non voglio farti uscire,
sembra brutto detto così.
Lo farai per un bel po’ ancora,
ho ristrutturato, modificato,
ne vale la pena? No. Meglio così.

quando torni a casa

L’aria è calda anche d’inverno,
fa nulla che tu sia al sud o al nord,
è casa tua, è calda, come
una sciarpa abbraccia il collo,
la neve s’appoggia ai tetti,
come il camino illumina la stanza,
un sorriso dagli zigomi rossi.

Senti di appartenere a quei luoghi,
perché conosci a memoria le vie,
perché ricordi il colore delle piastrelle,
l’odore dei fiori o le siepi inutili,
il suono di quando calpesti l’asfalto.

È casa tua,
casa è ciò che ti fa sentire bene,
casa è chi ti fa stare meglio,
casa è dove scegli di vivere per sempre.

fa notte tardi qui, sarà il freddo.

Fa notte più tardi qui,
Hahn è un paesino cabrio,
col cielo aperto,
nel verde dei boschi,
col faro dell’aeroporto
di fronte casa
che mi lascia sveglio

Il sorriso di chi vive qui
lascia un po’ a desiderare.

Sarà il freddo.

vorrei assomigliarti.

Sembrare quello che sembri
a me.

Così come sui vetri dei bus,
mi rigiro nel letto,
così come davanti lo specchio,
ancora ti aspetto,
come quando ti cerco,
negli incroci che le rughe
disegnano sulla mia faccia,
e poi trovo una qualche
coincidenza con le tue.

Così come le strade parallele,
uguali, stessa forma,
medesima direzione,
sebbene non si incontreranno mai.

A volte vorrei assomigliarti,
ed innamorarmi di me,
pensare di essere come te.

Sembrare quello che sembri,
solo a me.

come un tarlo.

Cerco tra le virgole,
leggendo tra le righe e
gli album di foto che
mi hai donato, i ricordi
che abbiamo sepolto.

Eppure ti cerco ancora.
Assaggiando ogni intercalare,
tra le vie tutti ti somigliano.
Faccio amicizia con una mosca,
compagnia fedele oggi, mentre
lo strusciare della matita
risuona nella stanza.
E cerco ancora senza pensarci.

Se avessi saputo che eri lì,
non sarei mai andato a
sbattere nei vicoli più bui.
Se avessi saputo che eri dentro me
non mi sarei mai perso in viandanti
per poi ricordarne solo l’olezzo.

Vorrei tu fossi la mia famiglia,
il mio rapporto extraconiugale,
una bugia detta sottovoce
che rivela una verità dogmatica.
Noi, voci al telefono,
conduttori della stessa onda,
capelli arruffati dal sesso.

Vedo due volte la stessa ora,
mi sembra tutto superfluo.
Ti accarezzo da una foto,
un accennato profilo al carboncino.
Sei la mia attesa quotidiana e
l’involucro dei miei pensieri
ti raccolgono e mi raccontano
che ti cerco ancora.

 

|foto scattata da me|