in piazza.

Alla fine ho preso quel bus,
rischiando il linciaggio
da me stesso, ed ora
che sono qua con te
mi mancherebbe l’aria
a toglierla a te,
ti lascio le bombole,
goditi il fondale, e guarda
quello che di più profondo
ho nascosto, scopri
quello che di più profondo
ho celato; realizza per
quello che di più nascosto
e celato, quanta
luce nuova hai dato.

pensaci tu. tu che mi guardi.

sarei davvero felice se davanti a questa immagine spendeste 1 minuto e commentaste con la vostra interpretazione del dipinto, con la prima cosa che vi viene in mente.

il quadro si intitola Pensaci tu ed è stato dipinto a questo proposito, il lettore ne dà un’anima ed un’interpretazione.

grazie

come un imbianchino. (ita/eng)

D’allora ad oggi sono un altro,
come se m’avessi
dipinto addosso
i tuoi colori,
come se m’avessi
colorato addosso
una tinta unita,
una tinta unica che
però con gradienti,
sfumature, un solo colore
fuori dallo spettro del visibile.

D’allora in poi sono un altro,
non sono più compatibile,
come se m’avessi
dipinto dentro, indelebile,
tinteggiato le pareti interne,
vernice, rullo e pennello,
prima erano pareti nere,
fuori dallo spettro del bello.

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like a house painter

From that time to now
I’m someone else
as you painted on me
your colours,
as you coloured on me
an unique plain dye,
with gradients,
shades, only one colour
out of visible spectrum.

From that time
no more compatible,
as you painted in me,
permanently,
coloured my interior walls,
paint, roller and brush,
before black walls, now
out of beauty spectrum.

dove, mi chiedo, dove?

Vorrei sapere dove vanno
le foto dei monumenti visti
da turisti poco interessati,
quelle in aereo, venute male,
quelle lasciate sul telefono,
in macchina, nei cassetti,
quelle con gli occhi rossi,
vorrei sapere dove vanno a finire
le domande che si fanno
a persone che non rispondono
per la fretta di un treno
che non si sa se ripasserà,
gli sguardi reciproci, dopo che
si ha già salutato quel qualcuno;
vorrei sapere dove vanno
le unghie, i capelli che poi
tagliamo e ricrescono per poi
ritagliare uguali, e quelle emozioni
di ritagliarli uguali, a meno che,
scelte di vita non cambino i piani;
dove vanno a finire le impronte
che lasciamo sui giocattoli
quando non siamo più bambini,
dove vanno le lacrime per
come finiscono le cose,
le stesse cose che
che poi diciamo a noi stessi
nello specchio appannato,
filtro impareggiabile
per non metterci la faccia.