mesto.

Esprimere la tristezza non è poi così facile, ci ho provato a parole e a pennelli:

vortice di eventi che ti abbassano la serotonina e ti fanno sembrare tutto come se avessi gli occhiali da sole di notte.

pensaci tu. tu che mi guardi.

sarei davvero felice se davanti a questa immagine spendeste 1 minuto e commentaste con la vostra interpretazione del dipinto, con la prima cosa che vi viene in mente.

il quadro si intitola Pensaci tu ed è stato dipinto a questo proposito, il lettore ne dà un’anima ed un’interpretazione.

grazie

dovevo nascere prima.

Vorrei ritornare a farti
ancora le serenate,
vederti sul balcone, e
ritornare a quei tempi
dove la semplicità
era la ricchezza,
dove ti venivo a prendere in vespa,
saltare la scuola
e andare al mare,
la sera, telefonarti
dalla cabina rossa con la scheda
e vergognosamente,
incappare in tuo padre
e chiedergli se fossi in casa,
imbucarmi alle feste a casa,
solo per vederti e parlarti.

c’è bisogno di valori puliti,
concreti, cartacei, materici,
che forse possono solo
in testa a me, e vabbè
di qualcun’altro,
situazioni irripetibili,
visioni in bianco e nero
di televisori enormi,
così come gli occhiali,
i telefoni cellulari,
le fantasie sulla carta da parati,
paraurti dei Maggioloni
e le macchine fotografiche.

penso che penso troppo.

cosa pensi di fare

quando lo stai già facendo?

|rispondi, se puoi|

mattino fondente.

Quando mi sento solo
mangio cioccolato fondente.

Perché è scuro,
come gli occhi di mamma,
di mio fratello ed i capelli
che papà non ha più.

è rincuorante,
perché non fa ingrassare,
ma è amaro, perché alla fine
è tutta una bugia.
Dolce, ma sempre una bugia.

Sono settimane,
dovrei riattaccare
le tendine, di nuovo,
ma faccio finta di niente.

È così bella.
La luce del mattino.

quando i tuoi angoli fanno male.

la tua leggerezza mi fa male.

Il bianco della pelle,
ancora dipinto,
tela, tesa tra i miei
timori, tremori,
come chiodi conficcati
nel mio profilo laterale
di una cornice nascosta,
lasciando fuori poco,
la faccia di una medaglia,
mai vinta, per giunta.

La tua leggerezza mi fa male,
la tua profondità mi inquieta,
la tua forma interna,
incompatibile con la mia
fa fare testa e muro,
ostacolo invalicabile
ma pur sempre necessario.

Resti dentro, tele dappertutto,
resti, che non voglio farti uscire,
sembra brutto detto così.
Lo farai per un bel po’ ancora,
ho ristrutturato, modificato,
ne vale la pena? No. Meglio così.