Faccio un viaggio a Wuhan.

riassunto velocissimo di questa quarantena.

i cinesi sono il problema,
razzismo, ma compriamo dai cinesi,
negozi asiatici vuoti,
ristoranti idem,
ultimo sushi a gennaio,
poi stiamo a casa,
ignoranza a palate
tutti a casa,
Conte che ci dice di stare a casa,
le mascherine non bastano,
chiudono tutti,
personaggi famosi che ci ripetono
fino alla n a u s e a
di r i m a n e r e   a   c a s a,
chiudono i negozi cinesi,
servono mascherine,
arrivano dalla Cina,
tanti morti,
tanti contagiati,
alcuni ancora in giro,
ignoranza a palate,
mi mancano gli aperitivi, ohoh,
tanti a casa per fortuna,
tanti casi per sfortuna,
palestra in casa,
torte in casa,
toccarsi prima era peccato,
ora diventa letale,
quindi, non toccarsi,
non baciarsi,
non guardarsi,
se sei Clark Kent sei a posto,
stress da nullafacenza,
pane in casa,
il pizzaiolo di fronte casa dà consigli su come fare le pizze,
quindi pizze in casa,
pizze Margherita,
pizze fritte,
tutti in casa,
quindi pazzi in casa,
qualcuno non regge e si suicida,
ho suonato sul balcone,
tutti musicisti in Italia, finalmente,
tutto fermo,
tutto chiuso,
mi laureo online – dai almeno questo,
cosa fanno gli architetti in questo periodo?
ed io che faccio?
challenge per qualunque cosa,
carta igienica che manca
però viene utilizza per fare i palleggi su Instagram,
ignoranza a palate,
scuola a casa e ti senti subito un Patrizio,
un riccone su una zattera nella merda,
il lievito che manca, la farina pure
tanto che la cocaina è in ribasso,
ho fatto perfino una tombola online,
con altri architetti, ecco cosa fanno
nel frattempo.
ricapitolando:
mascherine, lievito, farina sono il nuovo oro,
c’è chi investe nell’olio,
ma quello d’oliva,
o quello per friggere,
tutti siamo Conte, tutti con te che sei malato,
Instagram è diventato una pizzeria, online,
Instagram è diventato una pasticceria, online,
non dipingo da troppo,
Instagram è diventato una palestra, online,
si fanno tante cose in casa,
si aggiustano cose che nemmeno sapevamo di avere,
casa come rifugio, tugurio e galera,
mi manca il mare, ohoh,
dove vanno i senzatetto?
da marzo si riapre tutto,
da aprile si riapre tutto,
da maggio si riapre tutto,
annullano la mia mostra di giugno,
il decreto dura fino al 31 luglio,

lo hanno detto in tv?
i cinesi si riprendono, in Cina,
ma restano comunque chiusi, qui,
gli americani iniziano,
decreto salva Italia,
decreto cura Italia, 600€ al mese

600 buone ragioni per rimanerci, a casa,
io decreto, tu decreti e e decretiamocelo:
siamo nella cacca,
è sabato? è domenica?
è oggi, questo basta sapere in questo periodo,
film gratis,
streaming gratis,
porno gratis,
anche ingrassare è diventato gratis
ed è politicamente corretto,
i cieli ringraziano,
la natura ringrazia
e ce lo fa sapere
con qualche sciame sismico qua e là,
si aggiustano tante cose in casa,
cose che nemmeno sapevamo di avere,
spero che almeno anche i rapporti
abbiano le stesse cure
di un mobile o una sedia vecchia.

vogliatevi bene, siete pur sempre i secondini di voi stessi.

buona quarantena a tutti

pioli come pinoli.

Gradini fragili,
uno sopra l’altro,
un domino in bilico
altalenante tra quelle curve,
parentesi ai lati suoi,
nuvole, ossigeno condensato
sui fianchi di un sorriso,
fatto e disfatto
di scalini aridi, fatti di grani,
spaccati dal vento,
per arrivarti al naso,
s’inarca una fontana,
poi, di sopracciglia
e mi bagno dell’inchiostro
che ti spreco di nascosto.

in piazza.

Alla fine ho preso quel bus,
rischiando il linciaggio
da me stesso, ed ora
che sono qua con te
mi mancherebbe l’aria
a toglierla a te,
ti lascio le bombole,
goditi il fondale, e guarda
quello che di più profondo
ho nascosto, scopri
quello che di più profondo
ho celato; realizza per
quello che di più nascosto
e celato, quanta
luce nuova hai dato.

anatomie.

Labirinti di arterie,
viaggiano veloci
flussi endovenosi,
venticello ossigenante,
un’aria fresca, tanto,
intricato che mi perdo,
coperto da un manto,
io volontario lì mi perdo,
cancello le impronte
per tornare indietro,
cancello chi c’è stato,
di chi c’è stato prima,
chi ha calpestato
per prima la via.

Intricato intorno al collo
piovra che s’attacca,
un labirinto senza muri,
dov’è quasi ovvio
chiamarlo casa,
dov’è bello restare,
dov’è naturale perdersi,
dov’è quasi scontato
sentirsi accolti.

le tue braccia.

mesto.

Esprimere la tristezza non è poi così facile, ci ho provato a parole e a pennelli:

vortice di eventi che ti abbassano la serotonina e ti fanno sembrare tutto come se avessi gli occhiali da sole di notte.

pensaci tu. tu che mi guardi.

sarei davvero felice se davanti a questa immagine spendeste 1 minuto e commentaste con la vostra interpretazione del dipinto, con la prima cosa che vi viene in mente.

il quadro si intitola Pensaci tu ed è stato dipinto a questo proposito, il lettore ne dà un’anima ed un’interpretazione.

grazie

dovevo nascere prima.

Vorrei ritornare a farti
ancora le serenate,
vederti sul balcone, e
ritornare a quei tempi
dove la semplicità
era la ricchezza,
dove ti venivo a prendere in vespa,
saltare la scuola
e andare al mare,
la sera, telefonarti
dalla cabina rossa con la scheda
e vergognosamente,
incappare in tuo padre
e chiedergli se fossi in casa,
imbucarmi alle feste a casa,
solo per vederti e parlarti.

c’è bisogno di valori puliti,
concreti, cartacei, materici,
che forse possono solo
in testa a me, e vabbè
di qualcun’altro,
situazioni irripetibili,
visioni in bianco e nero
di televisori enormi,
così come gli occhiali,
i telefoni cellulari,
le fantasie sulla carta da parati,
paraurti dei Maggioloni
e le macchine fotografiche.