tante sfumature di volume.

mutismo selettivo,
selezionare chi, che cosa,
silenzio eletto a maestro,
mostrare qualcosa,
ma c’è qualcosa da mostrare?
per davvero.

da me si dice che
“l’uccello canta
o per amore o per rabbia”
e ci sta.

ma chi rimane in silenzio?

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il rumore che fa il silenzio

la realtà è dura,
la lealtà peggio,
tra te ed il male
i sogni sono mura.

i momenti ch’erano felici,
gli scatti migliori,
diventano quelli meno ambiti,
addirittura i minori.

i momenti felici,
quelli veri,
diventano quelli che ti crei da solo
o con gli amanti seri: gli amici.

sono tempi duri,
sono brutti momenti, importante è
essere tra i primi che si curi,
prima ancora del mal di denti.

sono tempi amari,
sono momenti inopportuni,
darsi forza è da avari,
e la rima non mi viene,
ma la verità è un’altra,
la solitudine,
non è una scelta di vita,
né una condizione obbligata, obbligatoria, degli altri o degli uni,
è un bisogno, è un bisogno fisico,
è un sollecito al silenzio
a far parte del nostro chiassoso,
inopportuno, amaro,
brutto e duro mondo.

quadro: il rumore che fa il silenzio, 90×65, acrilico – io

Napolitudine, pt.2

Vi dirò, questa storia della Napolitudine è forte, c’è chi la chiama saudade in portoghese, chi la chiama in altri modi, ma il concetto è lo stesso: come l’acqua, il terreno, i sassi sono ancorati a terra, alla Terra come pianeta, per via della forza di gravità, la stessa cosa accade a chi viene da dove vengo io, come se ci fosse una gravità indipendente, come se ci fosse un magnete enorme, tipo quello che si vede nei cartoni di Tom&Jerry, che ti attira, una roba tipo il famoso filo rosso legato al mignolo che in un modo o nell’altro ti porta verso dove o a chi sei destinato.
È un istinto, e proprio di istinto voglio parlare, ritornando al libro, si parla delle canzoni, di improvvisazione in strada, Napoli è anche (e soprattutto) questo, improvvisazione e prendendo in considerazione il tema musica, posso dire che improvvisare, musica sono strettamente legate alla parola “arrangiamento”, come quelli al pianoforte, dove però, non ci sono tasti bianchi e neri, ma trovi solo le mani e la voglia di far suonare meglio la propria giornata, quindi si diventa jazzisti di situazioni, a lavoro, a casa, a scuola, in strada, in metro et cetera et cetera.

Ci si improvvisa di tutto – esempio reale capitato a me – prendi il bus, senza biglietto, arriva il controllore, ne improvvisi lo smarrimento! Tenedomi ancora sull’onda dei trasporti pubblici – altro esempio reale capitato a me – vai alla fermata del bus, ne passano 5, uno dopo l’altro in fila, con la scritta FUORI SERVIZIO, bene qui arriva il bello, che fai? aspetti il prossimo? No! Il napoletano è già pronto col bus abusivo, il prezzo è quello del biglietto, ma è più frequente del bus di linea – da comune mortale disoccupato, si è improvvisato Ente dei Trasporti Pubblici!

Il napoletano ha una capacità di problem solving impressionista, astrattista, pensa, inventa e dipinge situazioni e soluzioni.

In napoletano la felicità, come il lavoro, l’amore, le occasioni non si cercano, si creano!

[continua…]

infanzia.

ciao nonni,
si volevo parlare con tutti e due, no no niente di che, volevo salutarvi, sentire come state, insomma il solito, io bene, sono qua stanco sul materasso che cerco di dormire, ma questa è un’altra storia, lo sapete meglio di me.
spero tutto bene lì da voi.
stavo pensando e pensavo che
vi invidio un po’, siete cresciuti in un’epoca dove tutto magari era più facile, dove però i mezzi erano scarsi e voi eravate tutto quello che avevate e di cui c’era bisogno: testa, braccia, occhi, cervello e mente, non serviva altro, avete alzato pesi, avete fatto imprese che qua, al giorno d’oggi, nemmeno si immaginano, tutto era genuino, non ci si celava davanti a plastiche retroilluminate, non ci mandava a fare in culo, così facilmente, perché all’epoca ci mettevi la faccia e alle volte la faccia e
poteva essere rossa di botte, però magari magari, qualcosina andava meglio.
non credo nell’aldilà, penso ve ne siate accorti, eppure penso voi ci siate ancora, da qualche parte – qualche parte è un concetto abbastanza relativo, ma indica comunque una locazione in un qualche ambiente – ma per il semplice fatto che il “per sempre” non esiste, in nessun caso, e logicamente, nessuno se ne va via, per sempre.
le nonne tutto bene a parte gli acciacchi, ma si sa, non possiamo andare contro natura e quindi si butta a campare, ancora gli mancate.
avete lasciato un’eredità di ricordi non scritti che nemmeno immaginate, dalle foto, i filmini sul vhs, alle persone che dicono che ci assomigliamo, probabilmente sono quelli gli ambienti di cui parlavo, non lo so, chi lo sa.
e niente, sono anni che non ci siete e che vi sento in giro, penso l’infanzia dovrebbe essere messa nella lista dei patrimoni dell’umanità o dell’UNESCO, fate voi, perché sono le prime righe che scriviamo della nostra vita, se la grafia è bella, non si fanno “orecchie”, col gomito, alle pagine e chi ci accompagna la manina è uno come voi, il quadernone è bello anche da rileggere quando oramai ci sono finiti i fogli e abbiamo iniziato a scrivere sulla copertina.

la parentesi di iperattività mentale si sta chiudendo, come dicevo, cerco di dormire, magari ci riesco.

grazie mille.

uomini.

Uomini: linee dritte, dediti al cercare la tranquillità e la calma, colore secondario, verde, l’incrocio di una parte di luce, il giallo e una parte sempre presente nelle attitudini e negli istinti, il blu, quello della mascolinità, quello che se un bambino è maschio fa strano che giochi con rosa, quello che si ripete in ogni situazione di pericolo, quell’istinto che come una gabbia, come una rete tartan, un’erba alta cela, in parte, l’animo buono della persona.

donne. (tududu)

Donne: bambine, ragazzine, donne, mogli, amanti, nonne, zie e tutti gli aggettivi del caso, hanno mille facce, mille lati irregolari che cercano di smussare su e con chi amano, linee intrecciate come le logiche che le muovono, come i collegamenti a cose, persone, città che sono in grado di fare, uno sfondo nero, colore coprente, un manto caldo, colore forte, forse quello più forte di tutti, più di quello dell’uomo di sicuro, colore deciso; rosso, come l’amore, la passione del sesso che l’uomo senza non farebbe nulla, non sarebbe nulla, come il sangue, come la carne che loro stesse riproducono a loro immagine e somiglianza con qualche tratto del padre.

ti aspetto.

dimmi che ci sarai
la sera a cena
la mattina ad occhi chiusi
col respiro lento e regolare
dimmi che ci sarai
quando verranno a svegliarci
quando sarà tardi
quando invece sarà troppo
troppo presto per tutto
dimmi che ci sarai
quando troverai mie tracce
ovunque ed io le tue
dimmi che ci sarai
io te lo scriverò
lo farò sui post-it
che già lascio in giro
sulla carta da riciclare
e le buste della spesa
te lo scriverò tutto attaccato
e tutto in minuscolo
come noi e i nostri giorni
sequenza di piccole cose
senza pause
senza virgole
senza punti.

eppure.

Perché sei tu che m’ispiri,
complesso spiegare il motivo,
nessuno conosce se stesso
figuriamoci gli altri,
eppure sei tu che m’ispiri,
la quiete e la forza,
la tua voce massaggia
le mie spalle contratte,
la sediolina dove mi trovi
quando sono stanco,
poi dentro,
concerto di percussioni
quando t’ho accanto.