ritrovare se stessi

Rifugiati dentro te,
chiudi tutte le periferiche,
abbassa le palpebre,
“torno fra mezz’ora”,
che poi è palesemente
un ci vediamo a qualcuno
che chissà se rivedremo.

Entra nel tuo io,
cerca te stesso, lì.
Cerca il passato,
resta connesso
al presente però,
crea un futuro,
probabile, possibile,
silenzialo, pensa
a quali odori
potrebbero avere
le foglie nate
da quest’albero.

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imparate dal silenzio.

È quello che da solo,
di notte dorme con te,
ti sostituisce, negli occhi,
quando troppo imbarazzato
non riesci a guardarla,
un maestro di concentrazione,
un fischio sordo nelle orecchie,
con i bambini è la sensazione
che qualcosa sta per accadere,
è il sonno, la mattina,
i sorrisi, le mani, le sopracciglia,
é il fermo immagine,
é nell’attimo prima di scattare,
nel fumo del latte caldo,
nell’intermittenza delle luci natalizie,
é lo spazzino che alza i coriandoli,
o gli ombrelloni chiusi,
è nella delusione, nella felicità,
quelle vere però, nei millisecondi,
sei tu in questo momento.

è dappertutto.

Dovremmo imparare dal silenzio,
siate presenti senza farvi notare.

|sshhh|

overthinking.

Scala mobile in salita
che passa per i piani
senza scendere,
passando da un luogo
all’altro senza tregua,
guarda solo le vetrine,
ci entra con lo sguardo,
si prova i vestiti e pensa
come potrebbe starmi,
come quando pensa a come
sarebbe potuta andare
una cosa o l’altra,
se fosse accaduto
una qualcosa o un’altra,
un multisala nella testa,
con film iperattivi,
a scene interattive,
finali sempre diversi
paranoie restano uguali,
potrei continuare per ore,
poi il sonno mi prende,
la mano la stringe,
abbassa le saracinesche,
e continua ad occhi chiusi,
modalità incognito,
finché non sonnambulo,
una radiolina sempre accesa.

|foto fatta da me|