autunno.

Se l’autunno avesse un’espressione,
sarebbe quella della tua linea del viso,
sarebbe quel del tuo essere accogliente,
sarebbe quell’odore di asfalto bagnato,
il rosso delle foglie e la loro leggerezza

dipingo scene.

Dipingo scene,
le fisso alla memoria,
poi chissà dove le inscatolo,
ritrovarsi, riguardarsi,
fare finta di niente
per poi tenersi vicini
fino a respirare
dalle stesse narici,
ritrovarsi, riguardarsi
la mattina
quando il sole s’alza e
la finestra non cela nulla,
tetti, il muschio su di essi,
i mattoni di Siena,
le campane della chiesa
e la sveglia che non la smette più,
ore che sembrano attimi,
momenti registrati
umore in via di sviluppo,
il fresco mattutino,
il freddo serale,
il termosifone acceso
ed una cappa di calore
in cucina mentre
prepari il paradiso,
emozioni rare,
sensazioni peggio.

share the love.

chiamarsi con aggettivi strani,
cucinare cose sempre, per me, nuove,
svegliarsi presto e notare
che l’alba ha un colore diverso
sulla tua fronte,
guardarsi dritto negli occhi,
scaldarsi i piedi, le spalle,
le mani e lo stomaco,
dividersi il doccia shampoo,
cercare le tue pupille
tra gli occhiali miei e tuoi,
condividere la miopia e
respirare forte in diverse situazioni,
aggiornare sul già fatto,
sul da farsi, ipotizzare scenari futuribili,
lavatrici per i giorni a seguire,
dita che s’incrociano per strada,
inconsciamente, d’istinto,
passi veloci e lenti, salite e discese,
orografia instabile, un’altalena geologica,
attese in stazione, satellite stazionario
sull’orbita della mia testa tonda,
farsi complimenti senza ragione,
ma veritieri come la realtà,
asciugarsi le lacrime, il sudore,
la pittura, il sugo,
l’inchiostro sulle mani,
scrivere biglietti e lasciarli ovunque,
cartoline e quadri dipinti a mani,
accoglienti come il camino d’inverno,
uno schermo troppo piccolo
per un film da vedere stanchi
e poi darsi la buonanotte.

tutto questo un po’ mi manca.

2° opera – ricordami chi sei.

il tempo ci ricopre di esperienze di ogni tipo,
ci si attaccano addosso, nascondendo tutto, ogni giorno, ad ogni passo, lasciamo qualcosa, anidride carbonica, cellule deteriorate, gas e vapori, briciole si noi dappertutto.
Mettiamo in ombra quello che in realtà siamo, come nasciamo, da chi e da dove, ci mettiamo tutti sulla stessa linea, cerchiamo di essere uguali, cerchiamo di sembrare normali e migliori.
Ma ricordiamoci delle ombre che lasciamo, delle pelli che ci hanno coperto e hanno fatto si che siamo il loro prodotto, ricordiamoci chi siamo, ricordiamoci di quando guardavamo in avanti carichi di aspirazioni.

nella foto c’è una mia opera, per vederla meglio, seguitemi sul profilo Instagram

@vincenzopetrone_art o cliccando qua
https://instagram.com/vincenzopetrone_art?igshid=17w1aoecsjnn6

e vabbè ciao.

Stamattina a colazione
ho fatto un cappuccino niente male,
la mattina sono un golosone,
anche se un giorno mi sarà fatale.
Anche se poi penso che
faccia più male un tarlo che batte,
che l’intruglio di latte e caffé
faccia più solchi un’idea sbagliata,
faccia più segni un problema
che non trova via di fuga,
segni in pareti di cemento armato
inutile a dirsi e inutile a darsi da fare,
piccone, forchette, denti o unghia
gesso innaturale su muri abusivi,
creati da noi, con l’aiuto di altri,
sembravano darci una mano,
finché non ci trovammo nella gabbia.
Sono un tronco di legno,
sono un pezzo di stagno,
pensavo di entrare nel mio regno,
sono andato in un buco come un ragno.
E si potrebbe continuare a parlarne
inutilmente farne.. e se vabbè ciao.

post opposto a odio

Andando avanti con gli anni, i mesi, i giorni, e perché no, le ore, i secondi, l’attimo tra un secondo e l’altro e anche con i momenti in cui non ricordiamo di aver vissuto, ho capito un po’ di cose – e meno male, sennò veramente stavo inguaiato – e quindi ho iniziato a selezionare cose: per stare bene si deve selezionare, è così, altrimenti ti ritrovi a vivere in montagna quando ti piace il mare (o viceversa), staresti a tavola con uno/a sconosciuto/a, mangiando cose che non ti piacciono e/o che non ti puoi permettere, andresti ad una festa noiosa di persone che ti stanno sulle balle, o ad una mostra che non hai scelto di vedere, insomma, scegli, scegliti, e scegliete (anche se ,e non è corretto)

a me mi piace – non si può dire, scrivere e sentire, ma è un buon inizio – ho scelto l’ignoranza in questo caso! (fragorosa risata del pubblico in studio):
il cappuccino la mattina,
ma più in generale chi fa colazione,
eh si, perchè sta meglio, lo si vede dalle sopracciglia! – ad ogni modo –
il cornetto al cioccolato o alla marmellata di albicocche,
il muffin ai frutti di bosco,
ma anche la colazione inglese, cinese, tedesca o polacca,
prendere un aereo per cambiare aria,
oppure un regionale per una gita fuori porta,
(sto apprezzando molto i piccoli spostamenti, dopo un anno in cui ho fatto circa 800 ore di volo)
un Frecciarossa per andare a Bologna,
mi piace un sacco Bologna,
mi piacciono quegli edifici anni 70/80 di Milano
e immagino sempre la vita che c’era prima, fatta di persone che, nel pieno boom economico italiano, andavano a fare compere in negozi che non hanno mai visto il meridione,
mi piacciono le nuvole che si muovono col vento,
mi piace guardare in alto,
perché vedi cose che non tutti vedono,
(poi calpesti una cacca, ma vabbè lì sei a Napoli quindi ci stai più attento)
mi piace la pioggia, ma solo in certe circostanze,
l’odore dell’asfalto bagnato che mi ricorda settembre alle elementari,
la neve, ma giusto perché non la vedo mai,
il freddo, ma proprio quello da camino acceso,
il sole, ma solo se non si schiatta dal caldo,
la precisione sugli orari,
quando le persone dicono si,
quando chi ti sta di fronte ti sorride e non perché deve venderti qualcosa,
si, mi piace quando la gente sorride, anche se magari si è anziani e non tutte le arcate sono riempite,
mi piace quando le persone si aiutano,
quando si vogliono bene,
in maniera disinteressata,
mi piace la calligrafia (dal greco, Bella Grafia),
mi piace anche chi ne ha una bruttissima, ma è bravo/a in matematica,
mi piace l’arte e mi emoziono ogni volta che qualcuno dice che i miei quadri sono belli,
alle volte penso che mi stiano prendendo per il colon, a volte cerco di assopire questo pensiero,
mi piace bloccarmi a vedere i quadri dei grandi,
comprenderne le tecniche e pensare
<<avrà iniziato da qui.. o da qui>>
mi piace l’arte perché, più della scrittura,
l’artista (anche gli scrittori lo sono eh!) ci ha messo veramente tutto, mani, fiato, occhi, orecchie, tutto, i suoi vapori acquei si sono fossilizzati in questa tela o scultura o vaso di terracotta, un po’ come la storia di chi scrive le lettere di proprio pugno,
mi piace inviare lettere,
mi piace sapere che la persona dall’altra parte è felice,
mi piace fare cose per gli altri,
perché nessuno le fa a me, però fa niente,
non tutti siamo uguali e ognuno ha i propri altri pregi (o difetti, chiaramente)
mi piace raccontare di Napoli, perché è una barzelletta (triste) continua,
mi piace raccontare della follia nascosta nella testa delle persone che ho incontrato – siamo tutti matti, la “normalità non esiste” –
mi piace stare in famiglia,
mi piace quando mia cognata resta a cena,
vedere serie Tv con la mia amica Cris,
mi piacciono le braciate ignoranti a tutto vino,
anche se non bevo, purtroppo,
ma mi piacciono anche i silenzi,
il silenzio quando sono solo in casa,
quello che si crea fra due persone e viene detto “imbarazzante”, chissà perché,
la stanchezza che non ti fa avere problemi di insonnia,
mi piace la semplicità delle piccole cose,
mi piace chi le apprezza,
chi le maneggia e sa di avere tanto.

a proposito di arte – se c’è qualcuno di Siena, dal 13 al 27 novembre espongo qualche mio quadro al MeetLife cafè di Siena (Via del Pantaneto 90)

a parte la parentesi pubblicitaria,
mi piacciono più cose di quante ne odi.

odio

c’ho messo un po’ a pensare cosa mettere come primo oggetto del discorso, ma chiaramente non è in ordine di intolleranza né alfabetico:

insomma, respiro profondo…

odio chi non mi/ti/vi dà considerazione,
chi ti fa ripetere sempre le stesse cose
per farti un piacere, tanto nulla cambia,
odio chi ti prende in giro
odio chi non ascolta,
odio chi parla su chi sta parlando,
odio l’incompetenza,
chi crede d’essere, ma sa di no,
ma nonostante tutto, persevera,
odio chi dice le bugie,
odio le bugie,
odio la pasta e piselli, la pasta di mandorle, il mais, lo Żurek,
odio il pressappochismo,
odio gli sprechi,
odio chi non capisce l’arte,
chi la denigra perché
è troppo difficile mettere
in moto il cervello e quattro emozioni,
odio la non collaborazione,
odio la non comunicazione,
odio chi è più leggero di me,
ma questa, piuttosto, si chiama invidia,
odio le coppie che si sposano
“perché erano tanti anni che stavamo insieme”,
quelle che stanno insieme ma solo
per quieto vivere,
routine,
i figli,
per via del lavoro,
la parcella dell’eventuale divorzista,
odio chi non sta bene e si piange addosso,
odio me quando sono come l’or ora citato,
odio le mattonelle storte, la polvere,
odio aspettare ed essere aspettato,
odio quando i consigli, da opinioni
vogliono diventare obblighi,
odio parlare con persone vuote,
odio chi “ascolto un po’ di tutto”
allora ascolterai di certo il grindcore,
dato che fa parte del ”tutto”,
odio “ci vediamo presto”
perché “chitesenculapiú” era brutto,
odio chi abbandona,
chi abbandona gli studi,
i cani, i gatti, ma anche le mucche eh,
i figli,
davanti ad una televisione,
madre inconscia di un umano
nella fase più critica,
inconscia, inconsapevole
distribuisce quello che ha,
nel male o nel male,
catena di montaggio
per persone vuote,
odio il tempo perso,
odio il tempo scarso,
odio il tempo che corre forte
quando sei felice,
odio la fretta,
odio le persone lente,
odio il traffico,
odio chi si ferma davanti con l’auto,
perché è passata sua cognata
e deve salutarla,
odio i napoletani ignoranti,
l’omertà e il “butta a campare”,
odio la criminalità che qui sguazza,
odio chi non è chiaro, non è razzismo,
nel senso chi non parla in faccia,
odio chi te lo fa capire,
ma ci vuole tanto a dire quello che pensi?
odio chi si fa problemi a far soffrire qualcuno
e intanto implode,
odio chi non parla,
odio chi non pensa a stare bene,
odio chi non capisce quali siano
le vere priorità della vita,
odio non poterti dire che ti amo,
perché sono un complessato mentale,
odio chi non si butta in una cosa
perché si ha paura di fallire,
odio il fatto che nessuno potrà
mai mai mai mai capire
cosa prova una persona
che ha passato la depressione,
quella vera, non quella dà
assenza di aifonundicipro,
odio le università italiane
che non ti fanno fare un cazzo,
ed esci peggio di quando eri entrato,
senza soldi, senza sapere nulla,
spompato, con le crisi d’ansia e
con i dubbi se i 7 anni di università
siano veramente serviti,
e inoltre con un cappello di foglie,
odio il caffè amaro,
odio non trovarlo, magari perché è finito,
la mattina quando m’alzo,
odio le ingiustizie,
gli uomini che usano le donne come oggetti,
le donne che usano gli uomini come oggetti,
le persone che amano morbosamente gli oggetti…

potrei continuare a dirotto
– vado a dormire

insegnatemi la leggerezza

a lasciare le porte aperte,
o il proprio cane in auto,
senza casco in preferenziale,
o a perdere l’aereo,
a buttare i vestiti dappertutto,
a bere, bere tanti alcolici,
a rotolarsi per terra
perdersi nei bagni con chiunque,
tanto si pensa domani,
tanto ci pensa Dio.

insegnatemi ad inciampare,
a mangiare senza paura,
a prendere le pillole,
ad approcciare senza timore,
senza quel fondo di rumore,
senza il ricordo di quel fondo,
toccato a furia di craniate,
a criticare, a giudicare senza sapere,
insegnatemi a vivere bene,
peggio di ora, peggio di me.

datemi gli appunti,
una dispensa da cui attingere,
una fonte di non sapienza,
insegnatemi ad essere
anche solo per un minuto
come quelli che guardano
la Mediaset nel pomeriggio.
ma poi quelli che partecipano ai reality,
sono ebeti o hanno capito
tutto della vita?

ma perché?

ho scelto per me,
alla fine,
la libertà
o la solitudine, chi lo sa,
ogni giorno combatto
tra l’eremita vorrei essere
ed i tuoi occhi
la mattina presto,
aperti o chiusi
faceva lo stesso, sono i tuoi.

rifaccio sempre gli stessi
medesimi, sinonimi l’uno dall’altro,
errori, orrori, irrorati dappertutto,
in circolo, un circuito ripetitivo,
pago e poi ho scontrini dappertutto,
d’un conto senza oste,
macché oste e oste, sarebbe bello,
che sono anche astemio,
manco il piacere di perdermi c’ho
cartacce, fogli di polvere,
come quelli che
io, mio fratello e papà
dall’aria che respirate
nei centri commerciali.

non posso smettere di pensare,
quanto spesso io sbagli,
quanto cazzo di spessore
abbiano i faldoni degli errori
che vorrei recuperare,
ma che sono andati
in prescrizione da secoli!

ho una maschera di allegria
che è attaccata alla mia faccia
dal sudicio di una pattumiera dell’umido.

parlo una lingua tutta mia
lo so, e ancora mi chiedo
come tu possa comprenderla,
ancora mi chiedo perchè io
non la riesca a tenere per me.