loop.

l’acqua è profonda,
qui nella vasca,
a lato ci sono io,
come una bustina di tè
sciolgo i nodi
di una giornata seduta
alla scrivania
con progetti che nessuno
e dico per nessuno
avranno importanza.
l’acqua è alta,
chiudo il rubinetto,
fuori la finestra
la periferia,
le voci dei vicini,
sembra stiano in vasca con me,
le macchine,
un brusio cronico,
prova a fermarlo e fammi sapere,
la pizzeria che esce la spazzatura,
a quanto pare stasera è vetro,
forse non te l’ho mai detto ma tu
per me sei come Bergamo,
forse ti farà ridere, ma
migliori complimenti non ne ho,
ricorda che sei bella come casa mia,
una canzone fissa in questi giorni,
che sta perdendo valore
più satura le mie orecchie,
scrivo a ruota libera,
serve a calmarmi.
che intenzioni hai?
io mi automotivo,
mi autosuggestiono e penso
alle cose belle,
a cosa nella vita,
nella giornata, nel minuto
che sono più e non sono meno,
ma cado anch’io,
come ora nella profondità
della mia vasca,
mi inghiotte il calore
e va bene così,
sono in astinenza,
stamattina dal caffè,
adesso dalle mie tele,
dai sorrisi, boh non so,
da Bergamo, forse.
che intenzioni hai?
una frase che è messa
in sovraimpressione
in loop, ma ora
sono stanco,
e la chiudo qua.

sono le 10 e qualche minuto.

10 del mattino e sono già stanco,
l’animo spento con le luci fulminate,
basterebbe una 12 Volts
ed un sorriso ad occhi chiusi,
solo sapere che c’è, farebbe piacere.

10 del mattino, i progetti non vanno,
disegno linee sconnesse, ancora,
chissà se ai miei bambini
piacerebbero i bozzetti di papà,
sicuro avrebbero quelli della mamma,
ma con gli occhi miei.

10 e qualche minuto,
il tempo passa e resto uguale,
mi fa paura la pagina bianca
il mio blocco schizzi
insozzato di inchiostro,
peggio delle mie tele.

Chissà se ai miei bambini
piacerà come li sistemo nel progetto,
se i giochi che ho preparato per loro
saranno all’altezza,
chissà se i miei genitori
saranno fieri di me, poco importa,
per ora.

Sono le 10 del mattino e sono già stanco.

dicembre.

Dicembre, l’amore del natale,
l’essere buoni, un mantra quotidiano,
alberi addobbati a festa,
lucide e matte le decorazioni,
meno lucidi, ma matti gli acquisti,
generazioni di trenini e piste
andate al macero, strati su
strati di ruggine sul passato.

Freddo bipolare dal cielo,
Napoli è così,
la tristezza della pioggia
e del non aver raggiunto l’asfalto,
un deodorante naturale
per questo tipo di stagioni,
l’essersi fermata sui tetti,
sulle ringhiere fredde dei balconi,
invece che sul caldo letto,
catrame riscaldato a pneumatici.

Sfumature arancio presagiscono,
il tramonto arriva prima,
arriva troppo presto per i miei gusti,
io che vado a luce solare,
io che mi accendo se ti vedo passare,
tu, quel qualunque,
sfumature arancio, riprendo il filo,
sbuffano le nuvole
che ti fanno da frangetta,
il vento le porta via,
ma tanto poi
ti tornano sugli occhi.

sei l’anima.

Hai l’anima che vorrei avere,
hai il sole che vorrei sentire,
probabilmente hai lo stesso
identifico fulcro della leva
che serve a sollevare il mondo,
non lo so bene,
hai l’essere di essere essere,
chi pretende di apparire
non è uguale a te, se solo
riuscisse a sommarsi, da lontano,
magari potrebbe assomigliarti.

Hai il blu negli occhi,
hai il mare profondo,
il freddo sotterraneo
misto al tuo sorriso
di palme in spiaggia,
sento il deserto intorno
quando lo vedo poi.

Vaneggio nel mio platonico,
vago per stradine solitarie,
il futuro è incompatibile,
perché asseconda solo
alcuni sensi di marcia.

e niente però, la guardavo
e mi innamoravo.

https://youtu.be/EDo0Tf4wV2w

[ foto degli ultimi acquisti ]

scotta.

Scotta la febbre
sulla fronte, forte
delirante chi c’è l’ha,
scotta la mano
sui carboni accesi,
resta il segno, ma per poco,
per l’appunto,
un marchio a fuoco,
resta il segno per intero,
per il momento però,
scotta la pentola a pressione,
la padella, il bollitore,
scotta il sole ad agosto,
scotta l’ansia
in un posto angusto,
scotta, per il momento però,
scotta ogni rinuncia
ad ogni “si, lo farò”,
basta acqua fredda,
o ghiaccio secco,
Foille e zero fretta,
tutto va via,
ma le cicatrici vere,
quelle segnate nelle vene,
quelle che ti fanno male e bene,
che nessuno si trattiene,
che nessuno si mantiene,
quelle crescono da dentro,
che spuntano dalla pelle
che volano falene,
che entrano dai balconi
ed escono dai finestroni,
non fanno rima con cotta,
ma con dolore, calore, ardore,
facciamolo a tutte le ore,
furore, candore, pudore,
tepore, odore e pittore.

Ora, fate un po’ voi, pure.

il quadro si chiama “riman riman?”, in napoletano significa “resti domani?” – come una promessa d’esserci comunque, domani e negli attimi subito dopo.

➡️https://instagram.com/vins_petrone?igshid=x48lw2xgkya7

➡️https://instagram.com/vincenzo_petrone_art?igshid=1ohdvqcu0xyuv

blu cobalto.

Se ti dicessi che hai un bel sorriso,
inizierei a sorridere anch’io,
se ti dicessi che quando mi guardi dritto,
s’accendono le luci fortissime
in questo cielo autunnale,
se ti dicessi che hai gli occhi del mare,
inizierei ad abbassare le difese,
se ti dicessi tante di quelle cose
rimarrei di pietra,
o tenendoci stretto il tema, di scoglio.

[foto di una mia installazione – Instagram: @vincenzo_petrone_art o

https://instagram.com/vincenzo_petrone_art?igshid=1fjo68h50ucjn ]

dipingo scene.

Dipingo scene,
le fisso alla memoria,
poi chissà dove le inscatolo,
ritrovarsi, riguardarsi,
fare finta di niente
per poi tenersi vicini
fino a respirare
dalle stesse narici,
ritrovarsi, riguardarsi
la mattina
quando il sole s’alza e
la finestra non cela nulla,
tetti, il muschio su di essi,
i mattoni di Siena,
le campane della chiesa
e la sveglia che non la smette più,
ore che sembrano attimi,
momenti registrati
umore in via di sviluppo,
il fresco mattutino,
il freddo serale,
il termosifone acceso
ed una cappa di calore
in cucina mentre
prepari il paradiso,
emozioni rare,
sensazioni peggio.

share the love.

chiamarsi con aggettivi strani,
cucinare cose sempre, per me, nuove,
svegliarsi presto e notare
che l’alba ha un colore diverso
sulla tua fronte,
guardarsi dritto negli occhi,
scaldarsi i piedi, le spalle,
le mani e lo stomaco,
dividersi il doccia shampoo,
cercare le tue pupille
tra gli occhiali miei e tuoi,
condividere la miopia e
respirare forte in diverse situazioni,
aggiornare sul già fatto,
sul da farsi, ipotizzare scenari futuribili,
lavatrici per i giorni a seguire,
dita che s’incrociano per strada,
inconsciamente, d’istinto,
passi veloci e lenti, salite e discese,
orografia instabile, un’altalena geologica,
attese in stazione, satellite stazionario
sull’orbita della mia testa tonda,
farsi complimenti senza ragione,
ma veritieri come la realtà,
asciugarsi le lacrime, il sudore,
la pittura, il sugo,
l’inchiostro sulle mani,
scrivere biglietti e lasciarli ovunque,
cartoline e quadri dipinti a mani,
accoglienti come il camino d’inverno,
uno schermo troppo piccolo
per un film da vedere stanchi
e poi darsi la buonanotte.

tutto questo un po’ mi manca.