il naso mi va meglio della memoria.

Ogni mattina faccio il caffè,
è pura abitudine, nulla di più,
quando lo lascio per troppo, però,
inizia a salire l’odore tipico
dell’acqua nella moka,
il mio naso funziona meglio,
meglio della mia memoria,
questo aroma mi ricorda
la casa al mare di famiglia,
quell’odore di umido,
di abitazioni chiuse
e riaperte solo in estate,
e così via su una autostrada
di flussi di coscienza,
o forse di incoscienza,
per via dei ricordi infantili,
senza fine, perché poi
questo ricordo mi riporta
alle estati passate in famiglia,
tutti uniti sotto un tetto solo,
e poi ancora i gelati la sera,
le grigliate, le risate, l’unione,
l’odore della crema protettiva,
l’abbronzatura che bruciava
perché ho la pelle bianchissima,
e poi ancora i braccioli rossi,
erano difficili da gonfiare,
quella valvoletta bastarda,
qualcuno che mi lanciava,
quando ancora si poteva,
mi ritrovo al mare e dal mare,
il freddo del primo bagno
e la confidenza che prendevo
dopo mezzo minuto, fino
al costumino che avevo
sempre bagnato,
che nessuno mi toglieva dall’acqua,
la sabbia che bruciava
la sento ancora sotto le piante,
il ritorno a casa, sbattere le pantofole
per evitare la creazione di dune
nella macchina di papà,
potrei continuare per ore,
col sudore che gronda dalla fronte,
come anche adesso, ma senza
quei pomeriggi a spararci l’acqua.

il mio naso funziona meglio,
di sicuro, della mia memoria.

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mi piaceva il tuo periodo rosa.

Mi piaceva il tuo periodo rosa,
speravo durasse il più a lungo possibile,

Le cose belle finiscono in fretta,
forse per questo sono belle.

Se tutto durasse pochissimo,
esempio, i dolori, gli amori,
le messe e le partite di calcio,
forse forse,
andremmo più spesso dal dentista,
ci innamoreremmo
meno frequentemente,
ed io andrei a confessarmi
con al collo la sciarpa del Napoli.

Sei in un periodo blu, blu,
come gli occhi di un bimbo,
che guardano ad una realtà
alle volte da bollino rosso.
Colori inappropriati,
tinte opposte, primarie,
ma opposte.
Come opposti eravamo noi,
tu rosa ed io blu.

Quello che mi resta ora,
è solo pensare che
mi piaceva il tuo periodo rosa,
avrei voluto vederlo di più,
ora quello che sentivo vivere,
non lo sento più,
quello che mi rimane
sulla tela è solo il blu.

regginella

Tornato a Bergamo, da casa, la sento ancora nelle orecchie..
Te si’ fatta ‘na veste scullata,
nu cappiello cu ‘e nastre e cu ‘e rrose…
Stive ‘mmiezo a tre o quattro sciantose,
e parlave francese… è accussì?
Fuje l’autriere ca t’aggio ‘ncuntrata?
Fuje l’autriere, a Tuleto, gnorsì…
T’aggio vuluto bene a te…
Tu m’è vuluto bene a me!
Mo nun ‘nce amammo cchiù,
ma ‘e vvote tu
distrattamente pienze a me!
Reginè, quanno stive cu mmico
non magnave ca pane e cerase,
nuie campavamo ‘e vase! E che vase,
tu cantave e chiagnive pe’ me…
E ‘o cardillo cantava cu ttico:
Reginella ‘o vuo’ bene a ‘stu rre
T’aggio vuluto bene a te…
Tu m’è vuluto bene a me!
Mo nun ‘nce amammo cchiù,
ma ‘e vvote tu
distrattamente pienze a me! Oj cardillo, a chi aspiette stasera?
Nun ‘o vide? aggio aperta ‘a cajola,
Reginella è vulata, e tu vola!
Vola e canta, nun chiagnere ccà!
t’he’ ‘à truva’ ‘na patrona sincera
ca è cchiù degna ‘e sentirte ‘e cantà.
T’aggio vuluto bene a te…
Tu m’è vuluto bene a me!
Mo nun ‘nce amammo cchiù,
ma ‘e vvote tu
distrattamente pienze a me!

|Libero Bovio – 1917|

quando torni a casa

L’aria è calda anche d’inverno,
fa nulla che tu sia al sud o al nord,
è casa tua, è calda, come
una sciarpa abbraccia il collo,
la neve s’appoggia ai tetti,
come il camino illumina la stanza,
un sorriso dagli zigomi rossi.

Senti di appartenere a quei luoghi,
perché conosci a memoria le vie,
perché ricordi il colore delle piastrelle,
l’odore dei fiori o le siepi inutili,
il suono di quando calpesti l’asfalto.

È casa tua,
casa è ciò che ti fa sentire bene,
casa è chi ti fa stare meglio,
casa è dove scegli di vivere per sempre.

ho scritto una cartolina.

Ho scritto e mandato una cartolina,
si, invio ancora lettere a volte,
solo alle persone importanti.

Una cartolina col francobollo,
una lettera, scritta a mano,
è come se chi la invia stesse lì.
Se solo pensassimo che per scriverla
ci ha poggiato le mani,
le dita, ora non più,
ma prima anche la saliva,
e qualcuno, ancora, il rossetto.

Ho inviato una cartolina,
la mia famiglia è lontana,
Bergamo è bella
e ci vivrei anche,
l’accento è divertente,
le persone cordiali,
insomma, si.

Sarà retrò, ma l’ho fatto.
Le mail servono per lavoro,
la carta serve per l’amore.

nonni.

A volte vorrei solo
sentire ancora l’odore
della mattina,
quando tornato da lavoro
avevi avuto un pensiero per me.

A volte vorrei soltanto ascoltare
per l’ennesima volta la tua voce
raccontarmi quelle storie,
sempre uguali, sempre le stesse,
e ridere come fosse la prima volta.

A volte, spesse volte, vi penso.
Mi mancate.

solo.

Dopo tutto,
non è proprio male
la solitudine.

Decidere, muoversi, stare,
tutto dipende da te.

Un po’ di sano egoismo
può far solo bene.
Fa bene a te, ed
al rapporto con te stesso,
e fa bene agli altri,
idem con patate.

È il giusto prezzo
da pagare per la libertà.

Cerca una persona
che ti faccia sentire bene,
che ti faccia sentire te stesso,
talvolta,
Che ti faccia sentire solo.

ogni volta che ritorno.

Tutte le volte che
rimando la mia pazienza
e il mio facile tempismo.

Tutte le volte che
srotolo lacrime e urla
da maniaco incallito.

Tutte le volte che resti
in piedi aspettando il mio
solito tardo ritorno.

Ogni volta che ritorno
mi accorgo di tanti dettagli,
tanti errori che faccio, rifaccio
e farò ancora.

Tutte le volte che non
posso eppure riesco.
Tutte le volte che riesci
anche quando non puoi.

È perché sei mia madre,
metà del mio essere,
genitrice dei miei ideali,
punto fermo cardinale.