i miei vicini.

esco fuori il balconcino,
a lato di casa mia,
la porta finestra sempre aperta,
la loro,
sono anni che vedo questa scena,
una cucina, con una luce soffusa,
quella della cappa spenta,
spenta lo so!
perché a volte il vetro s’appanna,
come quadri
padelle appese al muro,
la quiete nella stanza,
un’immagine pittorica,
la tv accesa, nessuno la guarda,
a volte serve,
la compagnia degli estranei,
scavalco col pensiero la ringhiera,
cammino nell’aria e salgo sulla loro,
sono lì a prendere un whisky
che non berrò, in silenzio
un’immagine pittorica
affacciata al balcone,
c’è vento, ma chi lo sente,
c’è pioggia, ma chi la vede,
è sera, iniziano in fila indiana
a svegliarsi i lampioni,
non mi sono mosso da camera mia,
ma controllo tutto, sento,
nelle cucine del vicinato
si sente spadellare,
tranne per loro appese ai muri,
quelle stanno bene lì,
posate e piatti,
ferro e ceramica,
percussioni, suoni,
che diventano temperature
e poi odori,
gli odori, sorrisi,
persone intorno ad una tavola,
tutto si trasforma
nulla si distrugge,
fa male chi torna,
fa male chi fugge.

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